Affrettiamoci

Anno 2020: avevamo grandi obiettivi per il nostro pianeta ereditati direttamente da Kyoto (1997). Volevamo ridurre le emissioni di gas serra per evitare che si ingrandisse ancor più il buco nell’ozono, volevamo liberarci dall’uso del petrolio sostituendolo con risorse rinnovabili al fine di essere autosufficienti, volevamo migliorare l’efficienza energetica dei nostri edifici per provare ad abbattere i loro costi di gestione. E invece cosa è accaduto?

Siamo qui alla “fine del mondo storto”  che non sappiamo più come sopravvivere, come riscaldarci, come alimentarci, come vestirci… Dobbiamo ripensare totalmente la nostra esistenza… L’uomo ha consumato tutte le risorse non rinnovabili del pianeta: l’acqua non è più bevibile, il suolo non è più coltivabile, l’aria non è più respirabile. Il petrolio è terminato e con esso le emissioni di gas serra, abbiamo raggiunto quindi il nostro obiettivo ma a che prezzo per l’umanità. Ora ci rimangono fredde abitazioni d’inverno e surriscaldate d’estate, tante autovetture a gasolio o a benzina che potranno solo rimanere ferme per strada come pezzi di antiquariato. La gente ha difficoltà a trovare lavoro, molti muoiono di fame, molti vivono per le strade o occupano abusivamente le case libere. La vita è tutta da ripensare da ricalibrare rispetto a questo nuovo mondo in cui ci ritroviamo a vivere, dove rimangono poche comodità e tanti beni superflui inutilizzabili. Ma forse questo è solo l’inizio del mondo storto il futuro sarà ancora peggio… siamo solo all’inizio. In tutto questo c’è però chi ha creduto in un futuro diverso e che sin da quel lontano 1997 ha cambiato radicalmente il suo stile di vita rendendosi conto che lo sviluppo, il consumismo, lo spreco, l’indifferenza del bene comune non potevano che portarci a questo punto… sull’orlo del baratro. Ancora poche persone all’epoca parlavano di decrescita, di sobrietà e cercavano di andare controcorrente. Era il 1996 e in epoca ancora non sospetta qualcuno riprendeva a coltivare la terra, conservava semi per la successiva stagione della semina, comprava solo prodotti di stagione, locali e possibilmente tradizionali. Rammendava i propri calzini, usava abiti di seconda mano e autoproduceva i beni di prima necessità. Era il 2000 e iniziavano a comparire sui tetti delle abitazioni i primi pannelli solari per la produzione dell’acqua calda sanitaria e i primi pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica. Era il 2013 con i primi finanziamenti i più lungimiranti si compravano automobili o biciclette elettriche che potevano essere ricaricate con l’energia prodotta dal pannello fotovoltaico posto sul tetto della propria abitazione. Alcune amministrazioni lungimiranti iniziarono a proporre ai propri cittadini il car sharing e a quel punto molti vendettero la propria autovettura. Un pieno di benzina poteva costare sino ad 80 € e pochi se lo potevano permettere. E allora tutto questo sembra pura utopia o è uno scenario verosimile che ci aspetta? Siamo nel 2013, ancora possiamo fare qualcosa per la nostra sopravvivenza e per il nostro pianeta? Ancora abbiamo tempo, ma forse è poco ed occorre affrettarci.

Lascia un commento